E’ Timore. Vergogna. Mettersi a nudo e dire: prendetemi, sono qui. Ora, gettato in un panorama mediatico strapazzatemi e fatemi a pezzi, stracciate le composizioni ordinate in fila come i bambini e il loro abbecedario, il primo giorno di scuola.
Se solo non fosse accaduto nulla. Ecco, timore che nulla accada. Tanti sforzi per uscire dall’oscurita e sopportare la luce del fallimento. Dov’e la gloria non sperata ne voluta? Perche chiederla?
Un pasticciere compone piccole opere d’arte, i mignon, che allieteranno piccini e grandi alla domenica. Non e certo per allietarli che ha scelto il mestiere. Non e per sapere che saranno mangiati o gettati (e l’era del consumismo) ch’egli sforza precisione e talento, armato di occhio felino e sac a poche. Piuttosto, eterno sognatore, si perde nella sua indole traendone la gioia che nessun altro puo dare. E fa un passo indietro, ammira, estasiato. Come separarsene ora, esporlo al banco, in un luccichio di marmo e lampadine, dove la glassa riflettera polvere d’oro, polvere negli occhi del suo creatore.
Piu paura che venga mangiato, o che non venga mangiato?
Non cerchiamo che consenso, sperando, che qualcun’altro apprezzi l’arte come noi e che guardi alla nostra: l’artista e debole, vive delle sue speranze e del suo terrore, nessun narcisismo e megalomanie uccideranno il timore d’esser dimenticati e non guardati, non gustati, non ringraziati. Per un grazie non voluto.
Louise Carol.