C’era una volta un uomo. Istruito dalla terra, campeggiava nella sua mente il desiderio di proprieta. La priorita, in un mondo di stolti, era giungere a ottenere due fonti del sapere: giustizia, possesso.
Pagava piccoli delinquenti per rubare bestiame ai vaccari vicini, rivendeva al mercato nero e restava nell’ombra. Sempre piu erano quelli che lo appellavano “il Don buono, il Don buono”, che tirava fuori dai guai, il mascalzone che non poteva permettersi il pane.
Giacche i monelli, uomini da poco, seguivano a mo’ di ordini un padrone che l’avvocato l’avrebbe tirato fuor di galera in ogni caso. Mai fatto il nome del Don.
Sanguisuga di sangue altrui, s’arricchiva e sbocciava in ambizioni squisite. La legge, pensava, la legge sara mia.
I figli cosi seguirono la jurisprudentia, in nome di quel juris che a tutti e concesso. Su una sinuosa auto rossa sgargiante, in nero come becchini, cerei come morti, curati come statue.
Non mani armate ma il terzo potere. Una legge giusta e un Don buono.
Saluta i cittadini con i tre baci. Portate rispetto se l’incontrate. E’ un uomo che s’e fatto da se. Ora terreni e terreni e terreni, di sua proprieta.
Комментариев нет:
Отправить комментарий